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| SCHEDA PRODOTTO |
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| Compositore/Musicista |
| Sorey Tyshawn |
| Titolo |
| Members don't |
| Esecutori |
| A.O'Farrill, M.Shim, L.Korten, T.Allen II, F.Victor |
| Etichetta |
| PI RECORDINGS |
| Numero CD |
| 2 |
| Prezzo € |
| 33.0 |
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| Qualità incisione |
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| DDD |
| Premi ricevuti |
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| Codice catalogo Discoland |
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| 162067 |
versione
stampabile
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| LE VOSTRE RECENSIONI |
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| recensione di OrsodellaBruma |
| Dopo la prima recensione che ho lasciato qui - vedi sotto - più impressionistica e legata alla percezione immediata dell'ascolto, ho continuato a tornare su questo doppio CD di Tyshawn Sorey, lasciando che la sua struttura si rivelasse con maggiore nitidezza. Le composizioni di Stanley Cowell costituiscono uno dei nuclei strutturali del progetto, ma Sorey intreccia questo materiale con proprie architetture formali e con riletture come "Libra" di Gary Bartz, costruendo una macroforma coerente dove il quintetto lavora su poliritmie, incastri timbrici e un controllo delle dinamiche di rara precisione. Il gruppo funziona come un organismo unico: il pianoforte costruisce piani armonici mobili, i fiati alternano lirismo e fratture, mentre contrabbasso e batteria mantengono una tensione costante che spinge sempre in avanti il discorso. Il lavoro sulla macroforma, sulla tensione interna e sulla funzione sociale del suono mostra quanto Sorey abbia assorbito la lezione di Roach senza imitarla: qui la tradizione diventa metodo, non repertorio. "Libra" e l'ingresso di Fay Victor nel finale completano un percorso già denso di significato. Con il tempo, questo lavoro non solo cresce: si impone. Per questo il mio giudizio e la mia valutazione cambiano. |
voto:
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| recensione di OrsodellaBruma |
| In "Members... Don't!" Tyshawn Sorey non ricostruisce un'eredità : la lascia affiorare come un respiro antico che attraversa il presente. La rilettura dell'album di Max Roach diventa una suite ampia, quasi sospesa, dove la durata, larga e distesa, diventa parte stessa del discorso. L'ensemble si muove come un'unica figura in penombra: Sorey distribuisce funzioni, densità , e timbri con una logica orchestrale, lasciando che le masse sonore emergano e si ritirino come maree lente. La forma procede per accumulo, ma senza urgenza; ogni gesto cerca un equilibrio instabile, un punto di gravità che sfugge. I rimandi a Mingus non sono dichiarazioni, ma ombre che attraversano la superficie, segnali di una memoria che non vuole imporsi. Il culmine arriva con Fay Victor, la cui voce porta una luce obliqua, fragile e collettiva, trasformando l'eredità di Andy Bey in un appello che non consola e non chiude. "Members... Don't!" è un'opera che chiede di restare: non per capire, ma per abitare la durata, lasciando che il tempo faccia il suo lavoro silenzioso. |
voto:
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